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06/06/2016, 20:09

ninja marketing, web design, link building, guest post



Link-building-e-Guest-Post:-gli-errori-da-evitare


 Chi fa web marketing conosce l’importanza della SEO e in particolare della SEO off page



Quando si parla di SEO off page, ovviamente, ci si riferisce soprattutto alla link building e in questo articolo approfondirò una delle tecniche di questa strategia .Parlerò di guest post ma, soprattutto, svelerò alcuni aspetti che riguardano la scelta dei blog a cui proporre gli articoli e proverò a mettervi in guardia da alcune leggerezze che potrebbero risultare controproducenti.Prima, però, facciamo una panoramica veloce sulla link building:

Cos’è la link building e a cosa serve?


La link building è l’arte di costruire un significativo ed accurato numero di link in entrata verso le proprie pagine web. A cosa serve? Serve a far crescere l’autorità di un sito e a farlo salire tra i risultati di ricerca nel settore di riferimento.

È pericoloso utilizzare questa strategia?


Dipende da tanti fattori che spiegherò tra un istante, ma ciò che bisogna sapere sin da subito è che, se fatta male, può portare a penalizzazioni da parte dei motori di ricerca con conseguente perdita di visibilità online. Un esempio? Ecco un sito penalizzato da Penguin. 

Come si fa link building?


Esistono tante tecniche per ottenere link da siti esterni ed ognuna meriterebbe un artico dedicato. Visto che lo scopo di questo contenuto non è quello di spiegare come ottenere link ma quello di scoprire come farlo nel modo giusto e in particolare tramite guest post, mi limiterò ad elencare le principali tecniche e a soffermarmi sugli errori da evitare.

Gli errori da evitare


Secondo google i link in entrata e quelli in uscita devono essere assolutamente naturali, da questo possiamo stabilire alcuni punti che ci aiuteranno ad evitare penalizzazioni.- I motori di ricerca possono stabilire l’autorità del nostro sito grazie a due elementi: citazioni e menzioni. La citazione è un richiamo al nostro sito o al nostro brand-name in un determinato contesto e senza link. La menzione è una citazione con link che riporta alla nostra pagina web.- I link, oltre ad indirizzare l’utente e a permettere tutte le connessioni tra le pagine web esistenti, danno anche due tipi di indicazioni ai motori di ricerca: queste indicazioni possono essere follow ( = segui questo link) o nofollow (= non seguire questo link). I link nofollow possono essere considerati anche come semplici citazioni.- I link possono essere ancorati ad immagini o a testi e le anchor, insieme alle indicazioni follow e nofollow, fanno il bello e il cattivo tempo come vedremo nel prossimo punto.- La natura vuole che se il nostro brand è famoso, quando lo si indica non sempre si punta il dito e soprattutto lo si fa chiamandolo per nome e non con il nome del prodotto.Cosa significa?Che se vogliamo che la nostra link building sia naturale non possiamo avere solo menzioni (= link) ma una buona percentuale di citazioni ( = no link o link nofollow) e qualche menzione.E, soprattutto, i link dovrebbero avere una percentuale di anchor text "url-brand" molto superiore alle anchor text contenenti "parole chiave di interesse".Per farla breve e schematica potreste immaginare una formula del genere:4 citazioni (url-brand) - 2 menzioni (url-brand) - 1 menzione (parola chiave)Altro aspetto da considerare è la fonte del link.Nella vita reale se a citarci è una persona autorevole ovviamente il nostro prestigio sale, ma se a farlo è qualcuno di cui non ci si fida difficilmente gli si dà credito. Questo vale anche per i motori di ricerca, se le menzioni arrivano da siti poco credibili potrebbero essere più un danno che un bene.Più avanti, spiegherò anche come valutare i siti.In sintesi:• Evitiamo di considerare solo i link follow e con parola chiave• Evitiamo di prendere link da qualsiasi sito• Creiamo un giusto equilibrio tra citazioni, menzioni e key-nomedominio-brand

Ma passiamo alle principali tecniche:


Content out reach. Puntare sulla scrittura di contenuti di qualità e lasciare che sia il web a premiarci con citazioni e menzioni spontanee e naturali. Infografiche e risorse. Creazione di infografiche e risorse utili da mettere a disposizione della rete per ricevere crediti e menzioni.Guest post.La tecnica che sento più vicina alle mie corde e maggiormente applico. Consiste nel fare esattamente ciò che sto facendo in questo momento, scrivere un contenuto per un sito e proporsi come ospite. Questo vale molto più che un back link e l’approfondiremo a breve.Comment marketing. Spesso questa tecnica è usata male ma io ritengo che se fatta bene (anche in questo caso) vale più di un link quasi sempre no follow. Il comment marketing dovrebbe essere inteso come una sorta di mini guest posting, un modo per farsi conoscere, far assaporare le proprie competenze ed aggiungere valore ad un post. Broken link. Cercare link non funzionanti (in pagine attinenti ai nostri contenuti-risorse) e contattare i proprietari della pagina per avvisarli e proporgli il nostro contenuto o la nostra risorsa come destinazione del link.Directory per local citations. Inserire il proprio sito in directory locali può essere un’ottima strategia SEO per la local search e soprattutto, visto che spesso i link sono no follow, può diventare un ottimo metodo per creare citazioni al brand-dominio.Tutte le tecniche come guest posting (o guest blogging), comment marketing, broken link e local citations implicano un’analisi a monte dei siti su cui operare. Questo vale in particolare per i guest post perché oltre alle valutazioni SEO bisogna farne anche altre di differente natura.

Ma perché fare guest blogging vale a prescindere dalla link building?


Abbiamo già detto cosa sono i guest post, ma entriamo nel merito e capiamo perché sono così utili.Come accennato nel punto riguardo al comment marketing, il guest posting ha un valore particolare perché, oltre a permetterci di guadagnare un backlink, ci pone come persone autorevoli per i lettori del sito che ci ospita e ci aiuta a farci conoscere da un nuovo pubblico portando nuovi lettori e nuovo traffico verso il nostro sito.Inutile dire che più sarà autorevole il sito che ci ospita e più avrà senso la nostra strategia.Quindi...

Come si valuta l’autorità di un sito? O più in generale, come si sceglie un sito (o blog è uguale) con cui fare link building o guest posting?


Dividiamo le due cose:
• Analizziamo un sito in chiave SEO per le nostre strategie di link building• In seconda battuta facciamo ulteriori valutazioni per capire se possiamo proporre o meno i nostri contenuti, in che modo farlo e a cosa fare attenzione.

1. Le valutazioni importanti in chiave SEO sono più o meno semplici:
  • Assicuriamoci che il sito con cui andremo a fare link building non abbia penalizzazioni e che non sia in fase calante. Per farlo basta usare alcuni dei tanti tool e software disponibili. Per le penalizzazioni un ottimo tool è web site penalty indicator, per controllare l’andamento di un sito possiamo utilizzare Seozoom e/o Ahrefs.
  • Preferiamo siti attinenti ai nostri argomenti (in particolare se si tratta di menzioni con anchor key).
  • Controlliamo che il sito che ci darà il link non abbia troppi link in uscita rispetto a quelli in entrata e controlliamo sia che il suo profilo backlink sia equilibrato secondo le regole di cui abbiamo parlato (citazioni, menzioni, brand, dominio, key), sia il suo domain rate. Per farlo utilizziamo Ahrefs.
  • Controlliamo il domain authority con moz o website authority checker. Un DA (domain authority) con un valore da 30 a salire è un ottimo segno, sicuramente un link da un dominio con alta authority conviene.
  • Infine ma non ultimo, usiamo Majestic per dare una sbirciatina al rapporto tra citation follow e trust follow. Questo dato indica l’equilibrio tra la quantità e la qualità di un profilo backlink. Se un sito presenta un alto valore di citation follow ma il trust follow è particolarmente sproporzionato in negativo allora diffidate.
2. Ora che conosciamo il valore dei siti che stiamo valutando in chiave SEO capiamo quale può essere quello più indicato a cui proporre un guest post e facciamo attenzione ad alcuni dettagli:
  • Abbiamo già controllato (ovviamente) che il sito-blog sia attinente al nostro settore di interesse.
  • Adesso diamo una sbirciatina ai commenti, alle interazioni e alle attività social per assicurarci che ci sia un buon seguito di pubblico.• Studiamo il blog ospitante e, magari, creiamo prima un minimo di iterazioni con commenti e attività social.
  • Rispettiamo lo stile di scrittura e la forma che utilizzano. Cerchiamo di usare lo stesso tono of voice.
  • Scriviamo bene controllando e ricontrollando il nostro contenuto prima di inviarlo.
  • Assicuriamoci di aver letto le linee guida (se ci sono) del blog ospitante e di averle rispettate.
  • Cerchiamo di proporre un argomento che non sia stato già trattato. Facciamo una verifica del tema che intendiamo proporre utilizzando la ricerca interna, se presente, oppure usiamo Google digitando key site:nomedominio. In questo modo vedremo le pagine che Google ha indicizzato per quel dominio sull’argomento. Se i risultati non sono attinenti allora via libera Se siete arrivati fin qui vi faccio i miei complimenti e mi auguro che questo contenuto possa aiutarvi a realizzare le migliori strategie di link building e guest posting.

06/06/2016, 19:55

social media marketing, ninja marketing, spiegazione social media, articolo social media marketing



Social-Media-Marketing:-cos’è-e-perché-non-puoi-ignorarlo


 Il Social Media Marketing è l’insieme delle attività condotte sui social network per aumentare la consapevolezza del marchio, identificare potenziali consumatori, generare contatti, e costruire relazioni significative con i clienti.



Cos’è il Social Media Marketing?


Il Social Media Marketing è l’insieme delle attività condotte sui social network per aumentare la consapevolezza del marchio, identificare potenziali consumatori, generare contatti, e costruire relazioni significative con i clienti.È possibile realizzare diverse azioni che sono parte di un unico piano strategico, partendo dalla gestione e il monitoraggio dei canali utilizzando strumenti dedicati, passando per il customer care e il rafforzamento della community attraverso la cura dei contenuti e l’interazione, fino all’analisi dei risultati ottenuti e la verifica della tattica messa in campo.Ciascuna di esse si rispecchia nelle competenze di diversi Social Media Specialist: la pianificazione strategica compete allo Strategist, la definizione e produzione della linea editoriale all’Editor, l’interazione e il supporto dei clienti al Community Manager, l’analisi dei risultati al Social Media Analyst.

Il Social Media Marketing è uno strumento fondamentale e accessibile per aziende di ogni dimensione


In un panorama certamente ancora ricco di opportunità per il settore, il Social Media Marketing viene spesso percepito in due modi esattamente opposti, ma entrambi non proprio veritieri: se da un lato si crede erroneamente che stare sui social significhi lasciare che il cugino di turno pubblichi ogni tanto qualche foto, d’altro canto non è detto che sia necessario disporre di risorse importanti come quelle in possesso alle grandi aziende.L’importante è fare anche poco ma con metodo e costanza, che si tratti di una startup, una piccola e media impresa o un business individuale. Uno specialista deve saper orientare le armi social anche in base ai bisogni e alle dimensioni dell’azienda: una PMI probabilmente sarà più interessata a cercare potenziali nuovi clienti, una multinazionale a rafforzare il rapporto con quelli già acquisiti.

Le regole per un Social Media Marketing di successo


La differenza principale con i canali di comunicazione tradizionali è che sui social possiamo conoscere meglio il nostro pubblico, dunque è importante imparare ad ascoltare più di quanto vorremmo parlare. Solo allora si possono creare contenuti per dare il via a conversazioni che aggiungono valore e non rumore per l’esperienza dell’utente.Una linea editoriale altamente focalizzata sul proprio pubblico ha più possibilità di successo rispetto a una strategia generalista di ampio respiro che tenta di abbracciare tante cose per molti tipi di persone. Per questo la qualità batte la quantità: è meglio avere 1.000 connessioni che leggono, condividono e parlano dei tuoi contenuti con i propri contatti di 10.000 connessioni che scompaiono dopo essersi collegati con te la prima volta.Ovviamente questa fidelizzazione non avviene in una notte ma è il frutto di un impegno a lungo termine, per quanto sia possibile - con i giusti tempi - raggiungere picchi di visibilità altissimi. Dare considerazione significa anche pianificare attività che possano ricompensare chi ha deciso di entrare in contatto con te, dalle piccole gratificazioni agli occhi della comunità fino a concorsi che premiamo gli utenti più fedeli.

Il Social Media Marketing è fatto di analisi e creatività


Possiamo dire a grandi linee che l’attività social si divide in due:  una parte analitica legata al raggiungimento degli obiettivi di marketing specifici dell’azienda e una parte creativa focalizzata più sul branding.Nell’analisi delle attività è utile considerare le piattaforme su cui il nostro pubblico di riferimento è presente, e selezionare con cura le metriche determinanti per valutare i risultati.La comunicazione social va pianificata tenendo a mente che nell’esperienza dell’utente sono i contenuti dei suoi contatti ad occupare prevalentemente la newsfeed e dunque risulta necessario allontanarsi dagli stili istituzionali sviluppati sugli altri media. Per quanto ciascuno abbia queste capacità possono in misura diversa, la strutturazione minima del team deve prevedere almeno due figure che possano seguire ciascuna fase in maniera efficiente.

Cosa fa un Social Media Strategist?


Diventa fondamentale conoscere le differenze tra le piattaforme e individuare le migliori per supportare gli obiettivi di marketing aziendali. Facebook e Twitter sono i luoghi privilegiati per coinvolgere, ascoltare e fornire assistenza, Instagram e Pinterest per interessare e incuriosire, mentre LinkedIn è perfetto per la comunicazione istituzionale dell’azienda.Oltre alla capacità di saper sfruttare al meglio le potenzialità di ogni canale, un Social Media Strategist che si rispetti padroneggia alla perfezione tutte le metriche per valutare i risultati delle attività, e sa scegliere quelle più importanti per la crescita del business. In coordinamento con il team di marketing, definisce campagne promozionali, concorsi, pubblicità, eventi e lanci di prodotto, al fine di rafforzare il messaggio sulle varie piattaforme che sono state decise di utilizzare. Sempre tenendo conto degli aggiornamenti che ogni giorno modificano lo scenario del social advertising.A livello strategico inoltre è fondamentale conoscere gli influencer nel mercato di riferimento, e saper costruire con loro relazioni dirette a rafforzare il passaparola online e offline.

Il Social Media Specialist pianifica e concretizza la strategia di Social Media Marketing


Non si può fare a meno di un piano editoriale che tenga conto degli interessi del proprio pubblico. È qui che entra in gioco il Social Media Editor che individua la tipologia di contenuti ideali, lavora insieme a grafici, fotografi e videomaker per realizzarli, e infine progetta il calendario editoriale per la pubblicazione. Il Social Media Editor ha dunque quelle competenze che lo mettono in grado di dialogare e gestire il lavoro dei creativi ma allo stesso tempo è anche un giornalista sempre pronto a integrare argomenti di attualità o di tendenza nel web per poter ottenere sempre il massimo della visibilità possibile.Proprio come il lavoro in una redazione il Social Media Editor sa distinguere fra fonti autorevoli, sceglie l’aspetto da valorizzare e modella il messaggio sulla base del proprio pubblico di riferimento. Nelle competenze strategiche del Social Media Editor rientra la progettazione di un piano di risposta per fronteggiare eventuali crisi e inoltre è possibile che gli venga affidata sia la gestione che il controllo del budget per le diverse azioni strategiche.Spesso le competenze del Social Media Editor sono riunite nella figura delCommunity Manager, il quale rappresenta il braccio operativo del calendario editoriale e ha il compito di costruire la relazione con l’utente attraverso l’interazione, il coinvolgimento e la moderazione. Il Community Manager ha una vasta conoscenza degli strumenti per programmare le pubblicazioni, monitorare il flusso delle conversazioni e gestire le interazioni. È la figura che incide maggiormente nella percezione del marchio sul pubblico perché ne interpreta la voce e la mentalità, per questo è fondamentale che sia profondamente consapevole dell’identità e delle attività dell’azienda.Dal troll quotidiano fino alla gestione della reputazione in caso di forti problematiche aziendali, il Community Manager ha l’abilità di mantenere la conversazione a un livello di mediazione tra le istanze degli utenti e quelle del marchio. In contesti lavorativi molto strutturati il Community Manager si trova anche a realizzare le campagne di advertising progettate dal Social Media Strategist, valutare l’efficacia del contenuto creativo con il Social Media Editor, e recepisce i report elaborati dal Social Media Analyst. Infine è bene ricordare che al Community Manager sono affidate le attività di assistenza ai clienti, dato che sempre più consumatori utilizzano i social per ricevere risposte in maniera molto più comoda e veloce.Come abbiamo detto il Social Media Marketing prevede sempre una fase analitica sui dati, in modo da capire quanto siamo vicini al risultato. Il Social Media Analyst ha una salda competenza informatica ma allo stesso tempo conserva una prospettiva globale: non si tratta solo di quantificare l’engagement ottenuto o di identificare il contenuto che ha funzionato meglio, ma di capire il motivo per cui il vostro pubblico si è sentito coinvolto e perché alcuni tipi di contenuto danno buoni risultati.Il Social Media Analyst in definitiva mette in dubbio o conferma la tattica messa in campo. A partire dal dato grezzo, cioè dalle metriche, l’analisi cerca di fornire risposte alle esigenze specifiche che di volta in volta possono emergere nel team. È importante sapere che ciascun social privilegia forme specifiche di contenuti rispetto ad altri e perciò richiede modalità di engagement diverse: paragonare le stesse metriche tra piattaforme diverse è fuorviante e non tiene conto delle particolarità del pubblico.

Un Corso in Social Media Marketing per acquisire le giuste competenze


Come avrai capito, per diventare social media marketer devi acquisire competenze strategiche generali sul mondo digital, tecniche specifiche sul funzionamento delle varie piattaforme, e infine devi essere empatico, cioè devi riuscire a metterti in sintonia con la tua tribù, la tua audience, il tuo pubblico.Per questo Ninja Academy ha abbiamo pensato ad un corso in cui mettiamo a tua disposizione i migliori docenti in grado di farti comprendere a fondo le dinamiche dei social più importanti e allo stesso tempo aprire la prospettiva alle nuove frontiere.Il programma del corso è ricco e dettagliato, intrecciando alla visione d’insieme le specificità di questo settore in perenne cambiamento. Si parte dall’analisi del mercato di riferimento, fondamentale per comprendere il contesto in cui ci muoviamo, e si passa a definire il ruolo del Social Media Marketing nell’azienda, l’organizzazione del team e degli strumenti necessari. Nessuna piattaforma sarà esclusa dalle lezioni dei nostri docenti: oltre alla santa trinità Facebook, Instagram e Twitter, verrano affrontati anche LinkedIn, Youtube, Google+ e Pinterest. Che dire poi degli ultimi arrivati Snapchat e Whatsapp, Vine, Tumblr, Foursquare e Swarm, Yelp, WeChat? Se li conosci puoi innovare continuamente la qualità della tua strategia oltre ad acquisire l’importante vantaggio di accorciare le distanze generazionali con i clienti del futuro, dato che queste novità sono diffuse specialmente fra i giovanissimi.Ciliegina sulla torta, a completare il percorso c’è una visione del Social Media Marketing dal punto di vista dell’inbound e delle metriche, soprattutto i Key Performance Indicator per valutare il successo di ogni tattica. Una volta scoperti i segreti dei Ninja, il resto dovrai mettercelo tu: la velocità, la sensibilità, la mediazione e la battuta al momento giusto dovranno essere farina del tuo sacco (ma sappiamo che sei un tipo in gamba).

Le opportunità del Social Media Marketing sono dunque tantissime

Ovviamente è impossibile riuscire a padroneggiare in maniera perfetta una tale quantità di compiti e di responsabilità, perciò i nostri corsi forniscono una visione d’insieme in cui trovare tante campi specifici da approfondire. Ecco perché per trovare lavoro è fondamentale una formazione professionale continua e specifica che possa rispondere ai bisogni di una settore sempre più in crescita. Il rapporto 2015 sul Social Media Marketing realizzato da Simply Measured condotto fra varie aziende e professionisti ha stimato che solo nei prossimi cinque anni verrà investito il 126% di risorse in più. E noi vogliamo che tu sia pronto per dimostrare quanto vali.L’arma vincente? Per noi Ninja è sicuramente la cura della propria rete di contatti contribuendo in modo utile alle discussioni che animano le moltissime comunità di professionisti online, alla presa con i piccoli e grandi ostacoli quotidiani del Social Media Marketing. Oltre ad essere per te un grande bacino di informazioni per cogliere al volo le posizioni aperte, avrai anche l’opportunità di accrescere la tua autorevolezza nel settore facendo sempre attenzione a non cadere nella critica asettica e non costruttiva. E vedrai che l’occasione giusta non tarderà ad arrivare!

06/06/2016, 19:27

guadagnare su internet, web site, tredici regole del web marketing



Le-13-regole-per-creare-un-sito-che-produce-reddito


 La gestione del proprio sito internet è fondamentale, Come rileva un noto studio del Sig. Viassetti.



1) l’importanza del nome del sito - come scegliere il nome del vostro sito


Molti scelgono per il proprio sito un nome a caso oppure il nome dell’azienda o del professionista (come ho fatto io 14 anni fa). Si tratta di una scelta sbagliata. I motori di ricerca danno enorme importanza al nome del dominio per indicizzare i siti. Talvolta basta un nome appropriato per trovarsi ai primi posti di Google senza troppa fatica. Cercate in Google "agriturismo verona" e osservate il nome di dominio dei siti che appaiono in prima pagina: sarà una coincidenza? 

2) Scegliere titoli appropriati per i motori ed i visitatori


Anche i nomi delle pagine HTML, i TITLE delle stesse, i nomi delle cartelle, i titoli principali ed i sottotitoli di ogni pagina del sito sono molto importanti per l’indicizzazione corretta nei motori e lo sono anche per i visitatori. Dobbiamo quindi sceglierli con saggezza. Se ad esempio desidero che una pagina abbia buone probabilità di venir trovata nei motori da chi cerca "vendita capsule nespresso Brescia", dovrò dare questo titolo alla pagina (che verrà mostrato in blu nei risultati di Google). Inoltre gli utenti, vedendo questo titolo, saranno propensi ad aprire il sito ritenendo parli di ciò che stanno cercando. Un titolo più efficace per aumentare le visite potrebbe essere "Capsule Nespresso Brescia - sconto 10%". 

3) L’importanza del testo per indicizzare un sito nei motori


Content is KING (il testo è RE) dicono tutti gli esperti di ottimizzazione siti web e di marketing, ed è verissimo. Molti (specialmente gli esperti di grafica, di web designr, le agenzie di pubblicità) tendono a sottovalutare l’importanza di scrivere, e scriveremolto, sulle pagine web. Puntano tutto sulle immagini, sugli effetti speciali e sugli slogan, e scrivono pochissimo testo (perché gli utenti non leggono, dicono). Nonostante anni di insuccessi non hanno ancora capito che un sito web non è un depliant o una brochure. I motori sono affamati di testo, se non glielo diamo noi andranno a cercarlo sui siti dei nostri competitor. E indicizzeranno i loro siti prima del nostro.Lo so che è più facile fare una bella animazione grafica che scrivere 2.000 parole, ma andatelo a spiegare a Google:). Sul fatto che gli utenti non leggano ci sarebbe da discutere: questo sito ha 2.000 visitatori al giorno e su alcune pagine si fermano in media 7 minuti, è chiaro che le leggono. Non è raro che riceva una telefonata da un cliente che esordisce dicendomi: ho trascorso alcuni giorni sul vostro sito ed ho deciso di farmi fare (o rifare) il sito da voi. I visitatori vogliono informazioni, non effetti speciali!

4) L’importanza di esporre sul sito le testimonianze dei clienti


Lo so, non è facile che i clienti ci inviino delle testimonianze in cui dichiarano la loro soddisfazione per i nostri prodotti o servizi o raccontino la lorocase history e ci autorizzino a pubblicarle sul nostro sito con nome cognome e indirizzo. Ma se lavoriamo bene le testimonianze arriveranno spontaneamente. Noi ne abbiamo tante nella pagina delle testimonianze. Raramente sono di utilità per il posizionamento del sito nei motori, ma sono di grande utilità per i nostri visitatori, specialmente se verificabili.

5) La velocità di apertura delle pagine web


Molti sono convinti che oggi hanno tutti l’ADSL e che non serva più creare pagine veloci da aprirsi. Non è così. A volte mi capita di dover attendere 15/20 secondi per aprire una pagina, e noi abbiamo una veloce ADSL. Inoltre sono sempre di più gli utenti che usano uno smartphone o un tablet per connettersi ad internet e in questi casi la velocità non basta mai. Abbiamo 4 secondi per convincere il visitatore che è sul sito giusto (leggi articolo), se abbiamo pagine lente rischiamo di perderlo, e rischiamo anche, se la rete è particolarmente intasata, che gli spyder dei motori di ricerca bypassino le nostre pagine lente. Creare pagine veloci è facile, basta evitare animazioni in Flash, immagini e sfondi di grandi dimensioni, tabelle, routine in javascript e separare la formattazione dai contenuti con un foglio stile. I nostri siti sono veloci da aprire perché abbiamo sempre seguito queste regole. Ecco un altro motivo per non creare siti in Flash o con grafica pesante.

6) Rendere esclusivi e unici i propri prodotti o servizi


Ecco un’altra magica regola per creare un sito di successo. Dobbiamo rendere unici i nostri prodotti o servizi per distinguerci dalla concorrenza. Quando anni fa da questo sito proponevo corsi di Excel e Word alle aziende non puntavo sul prezzo più basso rispetto ai concorrenti, il prezzo era forse il più alto in assoluto, eppure ho fatto oltre 2.000 corsi in verie regioni del Nord Italia. Cosa avevano di diverso i miei corsi dagli altri? Diverse cose (esperienza, referenze...), ma ciò che faceva decidere il cliente a contattarmi era essenzialmente una: ero l’unico ad offrire ai partecipanti 3 mesi di supporto telefonico posto-corso gratuito. I colleghi mi dicevano: "ma tu sei matto! Ti chiameranno in continuazione!".In realtà, in 10 anni, mi ha chiamato solo un centinaio di utenti, uno al mese. Ma loro quando mi affidavano l’incarico non sapevano che non avrebbero avuto bisogno di chiamarmi. Io sì. Per i clienti offrivo una sicurezza che giustificava il prezzo elevato. Negli anni ’80 lavoravo alla Xerox e durante le dimostrazioni facevamo sempre vedere a fotocopiare su carta colorata e intestata, etichette autoadesive e acetati per lavagne luminose. I clienti associavano questi benefici alle copiatrici Xerox, in realtà anche con altre marche era possibile farlo, ma i nostri concorrenti si dimenticavano di dirlo. La Nespresso si è conquistata in pochi anni il mercato mondiale delle macchine per caffè a capsule grazie all’esclusività, o presunta tale, dei loro prodotti. Affermano che le loro macchine (capolavori di design) hanno la stessa pressione delle macchine da bar. Forse anche quelle della concorrenza, ma se non ce lo dicono non lo sappiamo. Anche la Worker Folletto ha saputo far apparire il suo aspirapolvere diverso da tutti i concorrenti, e lo ha fatto con dimostrazioni che i competitor non facevano (vedi dettagli). E se il mio prodotto/servizio è identico a quello offerto da altri? Esiste sempre il modo di renderlo diverso!

7) Creare una struttura intuitiva da navigare


Don’t Make Me Think (Non Fatemi Pensare) non è solo il titolo del più noto libro di Steve Krug, uno dei massimi esperti americani di usabilità web, è anche una scuola di pensiero ignorata dai molti webmaster e web designer italiani che creano siti web agli antipodi di questa filosofia. Creano siti che costringono a pensare dove cliccare, a chiederci dove hanno messo quel link, dov’è il telefono, dove hanno messo l’email, di dove sono questi qua, cosa succede se clicco su questo banner, dov’è finita la pagina che ho visto prima... Un sito per piacere ai visitatori deve essere veloce da navigare, la struttura di navigazione dev’esserechiara, intuitiva, usabile, non come il telecomando di un moderno videoregistratore.In caso contrario rischiamo di far uscire il visitatore dal sito prima che abbia trovato ciò che cercava.  Dobbiamo fa sì che il visitatorecapisca entro 4 secondi che cosa facciamo. Non abusiamo della sua pazienza. Ho ricevuto ieri l’ennesimo curriculum di un web designer in cerca di lavoro che, come referenza, mi invitava a guardare il suo sito. Dopo aver aperto la sua home page e atteso che terminasse il "loading in progress" ho impiegato almeno 30 secondi solo per capire dove cliccare per entrare nel sito; sembrava la videata di un game dove per proseguire devi trovare gli oggetti. Ho capito perché non trova lavoro.

8) Dare un nome appropriato alle immagini, non IMG003.JPG o similari


Le immagini non vengono viste dai motori di ricerca e quindi non servono per il posizionamento, ma i loro nomi vengono visti e indicizzati in Google Immagini e questo ci può portare visitatori sul sito. Non commettiamo l’errore di lasciare alle immagini il nome originario, di solito inutile per l’indicizzazione. Se provengono da una fotocamera digitale avranno una sigla e un numero come nome, tipo DC00087.JPG. Rinominiamole prima di pubblicarle. Se si tratta dell’immagine di un acchiappasogni chiamiamola acchiappasogni.Un paio di anni fa mi chiamò un’insegnante di Yoga di Verona dicendomi che stava cercando in Google un acchiappasogni per fare un regalo ad un’amica e che, cliccando sull’immagine, era finita sul mio sito. Capito che non vendevamo acchiappasogni ha gironzolato nel sito per vedere cosa facessimo. Leggendo le è venuta voglia di farsi fare un sito da noi e glielo abbiamo fatto. Se avessi chiamato img006 l’immagine dell’acchiappasogni non avrei mai trovato questa cliente.

9) Monitoriamo gli accessi dei visitatori


Mettere un semplice contatore sul sito non serve a nulla. Dobbiamo usare Google Analytics o programmi simili per monitorare gli accessi al sito al fine di correggere il tiro e adeguare sempre più il sito alle preferenze degli utenti.  Google Analytics è gratuito ed è forse il miglior programma esistente per questo lavoro. Ci dice, ora anche in tempo reale, quali pagine del sito vengono viste, quanto tempo si soffermano su di esse i visitatori, da dove provengono (città e stati), in che modo hanno trovato il sito (in quali motori, portali, o altri siti), con quali keyword ci hanno trovato (e qui avremo delle sorprese), da quali pagine sono entrati e da quali usciti, quanti sono usciti dopo aver visto solo una pagina, e altro ancora.Grazie all’analisi di questi dati saremo in grado di rendere il nostro sito sempre più vicino alle preferenze degli utenti e aumentare il rapporto visite/contatti.

10) Facciamo sondaggi per capire cosa piace o non piace agli utenti


Ogni volta che qualcuno mi dice: vorrei un sito come questo o come quello chiedo sempre: perché? Per quale motivo? L’immancabile risposta è: perché mi piace. Altrettanto immancabile è la mia replica. Chiedo: ma il sito deve piacere a lei o alla maggioranza dei visitatori? Ecco, questa è la regola più difficile da "mandare giù". Siamo tutti (proprio tutti no per fortuna) convinti che se creiamo un sito che ci piace piacerà anche ai nostri utenti. A me può piacere una pagina introduttiva con la musica di sottofondo e il mio logo che gira per 20 secondi per poi sparire per lasciar posto a 10 bottoni colorati. Ma ai miei visitatori del logo che gira non gliene può fregare di meno. Loro vogliono informazioni! Negli ultimi 10 anni abbiamo fatto un centinaio di sondaggi per capire cosa piace o non piace di un sito. Ci hanno risposto circa 50.000 utenti e ci hanno dato il loro prezioso parere. Abbiamo imparato moltissimo sulle preferenze degli utenti e sulla user-experience. E stiamo imparando ogni giorno.

11) Lasciamo perdere i siti in Flash o con la musica, sono dannosi


Nonostante centinaia di studi e di sondaggi effettuati negli ultimi 10 anni in tutto il mondo (si veda ad esempio l’articolo di Jakob Nielsen, il maggior esperto internazionale di web usability, del 29 Ottobre 2000 - Flash 99% BAD), abbiano dimostrato che utenti e motori odiano questa tipologia di siti, c’è gente che ancora oggi, nel 2011, nell’era di iPhone e iPad (che non vedono i siti in Flash)continua a chiederceli. Si tratta evidentemente di masochismo allo stato puro. Voglia di farsi male. Fino a pochi giorni fa anche il sito del famoso Multisala Oz non si vedeva sull’iPhone, ora fortunatamente l’hanno cambiato, hanno eliminato le animazioni in Flash.Per quanto riguarda la musica di sottofondo il concetto della voglia di farsi male non cambia. Riflettiamo un attimo, supponiamo di essere in ufficio e che il nostro capo abbia la scrivania di fronte alla nostra. Stiamo cercando un agriturismo o un B&B per il fine settimana e capitiamo su un sito dove parte improvvisamente la musica a tutto volume. Cosa ci dirà il capo?

12) Dobbiamo saper motivare i visitatori ad agire


Non ci servirà a nulla essere ai primi posti in Google se i visitatori non ci contattano. Dobbiamo motivarli ad agire, a scriverci, a telefonarci, a venirci a trovare, a chiederci informazioni. Come fare? Questa è una delle cose più difficili da mettere in pratica. Bisogna saper scrivere, conoscere le tecniche di vendita, di marketing e motivazionali. Bisogna avere esperienza in questi settori, non solo nel nostro. Non basta saper programmare, anzi, spesso è del tutto inutile. Non è necessario saper programmare per creare un sito di successo. Non a caso in queste 12 regole non ho mai parlato di programmatori o di programmi. Io non sono un programmatore, ma ciò non mi ha impedito di creare centinaia di siti di successo, siti che stanno facendo guadagnare i nostri clienti (leggi le loro testimonianze). Se non sappiamo scrivere in modo convincente, nessun problema: rivolgiamoci ad un copywriter professionista, meglio ancora ad un SEO-Copywriter. Non tentiamo di fare da soli ciò che non è il nostro lavoro. Per creare un sito di successo, oltre a conoscere queste 12 regole, bisogna anche avere esperienza, e molta. Se non l’abbiamo rivolgiamoci ad un professionista capace. A proposito, noi siamo tra questi.

13) Dobbiamo essere nelle prime pagine di Google con termini significativi


Ho lasciato questa regola per ultima solo per un motivo: se abbiamo seguito le altre regole, a meno che abbiamo milioni di competitor, avremo buone probabilità di trovare nel giro di qualche settimana il nostro sito nelle prime pagine di Google con almeno uno dei termini su cui abbiamo puntato. L’indicizzazione di un sito infatti viene fatta automaticamente dai motori in base a *come* il sito è stato fatto. Non è un qualcosa che possiamo fare noi dopo che abbiamo creato il sito. Dopo è troppo tardi per fare qualcosa. Riceviamo tutti i giorni email o telefonate da parte di utenti che ci dicono più o meno: abbiamo appena fatto realizzare un sito, ora ci serve un preventivo per indicizzarlo nei motori. La risposta è solo una: non è possibile, non siamo noi ad indicizzare i siti, sono i motori a farlo. Dobbiamo pertanto, in tutti quei casi in cui non sono state seguite le linee guida di Google sulla qualità (il 98% del casi), rifare il sito da zero o creare un nuovo sito parallelo. In altre parole il cliente sprovveduto deve pagare due volte. Prima di incaricare qualcuno della creazione di un sito, anziché chiedergli di mostrarci i siti che ha creato per vedere se ci piacciono, verifichiamo le sue capacità di creare siti che piacciono anche a Google, non solo a noi. In fondo è molto facile fare questa verifica,su questa pagina vi insegnamo come fare.Ovviamente se non vi interessa essere posizionati in modo naturale nelle prime pagine di Google in quanto prevedete altre forme per far trovare il sito (link a pagamento su AdWords o altri sistemi di pubblicità) questa regola non vi interessa. Vi basta seguire le altre.

Gianfranco Viasetti


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